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Le nobili origini dell'Aceto Balsamico
L'Aceto Balsamico ha sicuramente avuto origine nel ducato Estense, diversi
sono le testimonianze che lo compravono. I primi documenti scritti risalgono
al sec. XI quando in una cronaca del monaco benedettino Donizone si parla
del dono di una botticella di aceto da parte del Marchese Bonifacio, Signore
del castello di Canossa e padre di Matilde, al Re e futuro Imperatore
Enrico III di Franconia nell'anno 1046.
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Una cronaca cita che già intorno all'anno 1228, ai tempi di Obizzo II, presso il castello Estense di Modena erano conservate le preziose botti d'aceto invecchiato. Quando i Duchi d'Este nel 1598 si trasferirono
stabilmente da Ferrara a Modena rendendola capitale del Ducato emerge la particolare attenzione della corte ducale per questo ricercato prodotto che solitamente veniva destinato, oltre che ai luculliani banchetti di corte, anche come dono a nobili e regnanti dell'epoca.
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Nel XVII secolo durante il dominio del duca Francesco I (sopra vediamo un suo busto
del Bernini) si vive a Modena un periodo di fervida espansione con l'inizio dei lavori per
la costruzione del palazzo Ducale e altri importanti monumenti.
Fra una conquista e l'altra il duca era solito dare ricevimenti e banchetti sfarzosi dove il Balsamico eccellente prodotto a corte non poteva mancare.
Nel 1700 il Balsamico è conosciuto e apprezzato in Europa: documenti d'archivio testimoniano la richiesta di Aceto Balsamico al duca Francesco III da parte di un
mercante inglese e del Conte Michele Woronzon, Gran Cancelliere di Moscova.
L'aceto balsamico unitamente all'uso gastronomico, fu utilizzato anche per le sue proprietà medicamentose. Nel trattato " Del governo della peste e delle maniere
di guardarsene" Ludovico Antonio Muratori, insigne studioso modenese, descrive alcuni rimedi a base di aceto utili come antidoto contro la terribile malattia.
Fra gli sconvolgimenti portati a Modena a seguito della calata napoleonica alla fine
del XVIII secolo c'e' anche la vendita all'asta da parte degli invasori francesi nel 1796
delle acetaie del Duca Ercole III, situate nella torre occidentale del palazzo ducale di Modena. Non tutte le botticelle furono vendute e passato il cupo periodo dell'invasione francese il 4 maggio 1859 l'acetaia ducale fu visitata dal nuovo sovrano Vittorio Emanuele II e dal primo Ministro Camillo Benso Conte di Cavour; il 24 agosto successivo il primo Ministro estasiato dal nero nettare ordinò di selezionare le botti migliori per poi trasferirle nel castello di Moncalieri, dove però le scarse conoscenze delle tecniche di conduzione di una acetaia e la lontananza dalla zona di origine portarono in breve tempo al decadimento del prezioso prodotto.
Proprio in questo periodo storico possiamo anche datare la celebre lettera dell'avvocato e nobiluomo Francesco Agazzotti all'amico
Pio Fabriani che descrive dettagliatamente l'antico metodo produttivo che è tuttora alla base della produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale.
Ancora oggi possiamo trovare nelle acetaie di proprietà dei discendenti delle famiglie che si sono aggiudicate i barili messi in vendita dai francesi alcuni dei barilotti appartenuti alle acetaie Ducali e toccare con mano quella vena di nobiltà che ha sempre accompagnato il nero e profumato Aceto Balsamico del Ducato Estense.
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